Al fischio finale Dybala si è chinato sull’erba irregolare, quasi per percuoterla. Romelu Lukaku invece è rimasto immobile, impietrito, come quando esulta per i gol chiedendo silenzio alle telecamere. Era convinto di aver risolto la pratica anche a Torino, buggerando il controllore Buongiorno con una girata fulminea.
Era pronto a festeggiare la centesima presenza in Serie A con una vittoria-catapulta per la classifica. E invece torna a casa deluso, sconsolato, con la testa raggomitolata nei pensieri foschi. Che la Roma fosse già dipendente dal suo centravanti era un fatto noto. Che però non sapesse più gestire un risultato è un problema nuovo. Su questo, principalmente, Mourinho deve lavorare: quando hai Lukaku è assai probabile che prima o poi un pallone in rete lo butti. Però non puoi sempre vincere 7-0, come contro l’Empoli. E nei risultati ancora indecisi occorre la lucidità di non regalare occasioni agli avversari. Zapata, il romanista mancato, ieri ha accettato il dono per firmare il primo gol nel Torino.
Come scrive il Corriere dello Sport, peccato perché prima dell’1-1 Rui Patricio era stato poco impegnato. Anzi una sola volta all’inizio, proprio da Zapata. Al resto aveva pensato lui, Lukaku, che ha faticato a liberarsi del diretto marcatore nel primo tempo ma dopo l’intervallo ha deciso di impossessarsi della partita. Prima ha cercato spazi sulla destra, mettendosi al servizio della squadra e di Dybala in un temporaneo ribaltamento dei ruoli. Paulino centravanti, Romelu attaccante esterno. (…)