La partita della scossa, la partita della verità, la partita della rinascita. Queste erano le premesse che hanno fatto da preludio a Sampdoria-Roma, queste le parole che non attribuiremo al match di questo pomeriggio.
LA ROMA PARTE BENE – Il primo tempo di Marassi è tutto sommato positivo per i giallorossi: Roma subito pericolosa in avvio, con il nuovo modulo utilizzato da Andreazzoli, un 3-5-2 con Lamela e Marquinho esterni di centrocampo. Lamela in palla, Pjanic protagonista del gioco, squadra molto aggressiva, scenario che si ripete nei primi 45 minuti di gioco, con la Roma che dare la sensazione di poter colpire in contropiede, con la Samp che evidentemente è stata sopresa dallo schieramento iniziale dei giallorossi.
GOL SI/GOL NO – Episodio al 6′ della ripresa: Lamela insacca in rete, ma il gol non è convalidato per un fuorigoco segnalato in ritardo dal guardalinee. Andando a rianalizzare l’azione, si noterà che il numero 8 giallorosso non è affatto oltre la linea difensiva blucerchiata. La sensazione inizialmente è che la terna arbitrale abbia giudicato in fuorigioco Marquinho, ma andando anche qui ad approfondire il discorso, noteremo che l’offside del brasiliano non era stato ravvisato.
SANSONE CAMBIA LA GARA – Nel secondo tempo Delio Rossi getta in mischia Gianluca Sansone, e la partita cambia: il fantasista ex Torino sforna una prestazione super, con una rete e due assist, contribuendo in maniera determinante alla vittoria finale della squadra di casa. Sansone che per la Roma è il coltello rovente nel panetto di burro, riuscendo dapprima tagliando il gioco e assistendo Estigarribia tutto solo sulla sinistra, poi a segnare su punizione, battendo Stekelenburg sul suo palo, infine regalando un assist al bacio per Icardi, libero di appoggiare in rete la palla del 3-1.
CONSIDERAZIONI – La partita di quest’oggi ci ha riconsegnato, o meglio, ci ha confermato, una Roma allo sbando. Avranno anche inciso gli episodi, ma non c’è la sensazione che la squadra affidata ad Andreazzoli non sia abbastanza responsabilizzata. La gente, come abituata da tempo, ha individuato nel recente passato i colpevoli, i vari Piris, Goicoechea, Tachtsidis, quindi ai loro occhi la formazione di oggi doveva essere il prototipo dell’ideale. Eppure i risultati parlano chiaro: la situazione è sempre la stessa.
Finora ogni membro dell’Associazione Sportiva Roma ha preferito mettersi davanti a tutto, prendendosi ogni responsabilità:
– Baldini ha già fatto più di un’ammissione di colpe con Luis Enrique, ha fatto lo stsso con Zeman (anche se non pare essere lui il “motivo scatenante”), mettendosi contro una frangia di tifosi, gli stessi che ne avevano richiesto l’arrivo nella Capitale, tutto ciò considerando la Roma più importanate.
– Sabatini ci ha messo il cuore, perchè questa squadra l’ha plasmata lui in questi due anni, come dimostrano le ultime due campagne acquisti, considerando la Roma più importante:
MERCATO 2011/2012 – Nico Lopez, Alexis Ferrante, Stekelenburg, Heinze, Kjaer, Josè Angel, Gago, Pjanic, Osvaldo, Lamela, Borini, Bojan e Marquinho.
MERCATO 2012/2013 – Torosidis Goicoechea Marquinhos Bumba Balzaretti Piris Destro Tachtsidis Bradley Lucca Florenzi Castan Svedkauskas Dodò
– Zeman ha fatto le sue scelte, ha tentato di recuperare giocatori, responsabilizzare prototipi di campioni, tutto considerando la Roma più importante.
– La cordata americana, il presidente e tutti i dirigenti, hanno ragionato solo per il bene della squadra, dei colori, del senso dell’essere romani per i tifosi. Sono state criticate le scelte fatte finora, forse prima tra tutte la Hall of Fame, che altro non è che un agglomerato di tutti i grandi campioni che hanno contribuito a rendere grande la Roma, e che la faranno grande, in pieno stile NBA.
Ebbene, nel parapiglia mediatico attorno al momento negativo della squadra la dirigenza è stata il bersaglio prediletto, in ogni suo singolo rappresentante. Gente che perde i lumi della ragione, con l’orecchio volto a emittenti che permettono ai più di elevarsi a giudici, portandoli a mettersi sullo stesso piano e di parlare faccia a faccia con chi rappresenta ufficialmente la propria squadra, dai più considerata come “ragione di vita”. E’ stata attaccata persino la pagina del “Nebo Restaurant”, ristorante delle sorelle del presidente giallorosso, diventando ultimo terreno di volgari spunti da parte di chi si spaccia per “tifoso”, perchè un Tifoso ama la squadra, segue la squadra, soffre con la squadra, la sostiene sempre, nella buona e nella cattiva sorte, come se fosse un matrimonio a tutti gli effetti. Ma per loro la Roma è più importante.
Nonostante tutto, la Dirigenza ha incassato, ha provato a resettare, continuando a dare fiducia alla rosa. Lo stesso nuovo primo allenatore Andreazzoli si è schierato: “Chi non è con la squadra avrà un amico in più”, ha detto appena ieri in conferenza stampa, perché una sola è la cosa che conta per tutti loro: la Roma.
All’appello manca solo un punto. Considerando anche il fatto che la matematica fino a prova contraria non è ancora un’opinione, la palla è nelle mani solo dei giocatori. La prestazione di oggi ci dice che gli alibi, per i giallorossi, sono finiti: è giunto il momento che i ragazzi si assumano le proprie responsabilità, senza avere un parafulmine sempre pronto a limitare le loro mancanze, le loro lacune.
Al termine di una partita non si deve e non si può fare la conta dei giocatori che si impegnano su 14 calciatori in campo: ognuno di loro deve svenarsi, meritarsi e sudare la maglia, per portare a casa la vittoria. Perché è questo quello che serve. E’ questo quello che a Roma si deve fare, che la dirigenza vuole e si merita: vincere.