CORRIERE DELLO SPORT – A. MAGLIE – Il calcio è un gioco di specchi: nel giro di pochi giorni i reprobi diventano eroi; De Rossi e Osvaldo che non “remavano” con la Roma, remano con profitto per la Nazionale, spiazzando i “partiti” che erano nati dopo la loro esclusione dalla squadra anti-Atalanta; le ragioni di Zeman smentite da quelle di Prandelli. Il fatto è che in certi casi più che per qualcuno bisognerebbe parteggiare per qualcosa, possibilmente per la ragione e il buon senso. Zeman avrà avuto le sue buoni ragioni ma i fatti dimostrano che quelli che lui non ha ritenuto idonei (e non arruolabili), in un’altra condizione e in un’altra situazione non solo sono stati arruolati ma si sono rivelati decisivi. Questo è un fatto, incontestabile che va al di là delle opinioni o delle valutazioni per quanto rispettabili o, al limite, anche fondate. Se Osvaldo e Daniele De Rossi hanno la “qualità” per essere protagonisti in azzurro, perché mai non possono averla in giallorosso?Alla luce di quanto avvenuto in Armenia, risulta oggettivamente complicato pensare che la Roma possa prescindere da due giocatori che, per quanto svogliati o vogliosi, appaiono comunque professionalmente attrezzati per garantire alla Roma quel salto di qualità che tutti i suoi tifosi si augurano. Anche nel confronto con altri compagni di squadra.
Nessuno nega che il football nella “versione” zemaniana possa regalare straordinarie emozioni ma le sue intuizioni hanno finito spesso per perdere di efficacia nel momento in cui sono state trasformate in dogma. Il calcio nelle sue logiche a Roma o Milano o Torino non è diverso da quello di Pescara, Foggia o Licata; diverse, però, sono le condizioni. Non si può solo pretendere che gli altri capiscano, bisogna pure farsi capire. (…)