IL MESSAGGERO – M. FERRETTI – Luís André de Pina Cabral de Villas-Boas, cioè André Villas Boas, ha un anno e una manciata di giorni meno di Francesco Totti, il capitano della Roma. Giovane, dunque? Giovanissimo, l’allenatore portoghese. E predestinato, s’è sempre detto, forse perché, animato da una passione infinita e da una voglia di affermarsi a livelli di record del mondo, ha bruciato professionalmente ogni tipo di tappa, arrivando – per dirne una – a prendere il patentino di allenatore Uefa C quando ancora era minorenne, cosa rarissima, quasi impossibile. La leggenda racconta che AVB sia il figlioccio di José Mourinho, al punto di meritarsi l’etichetta di Special Two, ma in realtà il suo punto di riferimento è sempre stato Bobby Robson, suo coinquilino a Oporto quando il tecnico inglese guidava il Porto.
Da osservatore è via via diventato prima collaboratore sia di Robson che di Mou poi allenatore: ct delle Isole Vergini dal 1999 al 2001, due partite e due sconfitte; tecnico del Porto Under 19, 24 vittorie in 27 partite, poi nello staff di Mou e una volta mollato (con tanto di grossa litigata) Mourinho a Milano, tecnico dell’Academica de Coimbra, campionato portoghese, salvata con una mezza impresa. Quindi Porto (campionato, Coppa di Portogallo, Supercoppa portoghese e Europa League) prima del passaggio al Chelsea, ingaggiato da Roman Abramovic in cambio di 15 milioni di euro al Porto e 2,5 milioni di sterline nette a stagione (contratto triennale) per lui. Un’avventura finita (male) il 4 marzo scorso, con l’esonero dopo la sconfitta di Napoli in Champions League.
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