Queste le dichiarazioni di Marco Cassetti ai microfoni di Rete Sport: Che cosa è successo con il Livorno?
“E’ successo di tutto, io mi sono infortunato dopo 20 minuti, spero non sia niente di grave, valuteremo. L’arbitro ne ha combinate di tutti i colori da una parte e dall’altra, e poi è uscito un pareggio. Accontentiamoci di un punto in trasferta2.
Che cosa ha in mente Spalletti per la Roma. Reinterpretando il ruolo dei terzini con la difesa a tre?
“Non cambia molto, anzi hai un uomo in più di copertura dietro, c’è il primo centrale di parte che può uscire. Secondo me è una scelta molto azzeccata, hai dei gicoatori che per caratteristiche sono più offensivi che difensivi, quindi farli giocare più avanti è la soluzione ideale. Dipende poi se preferisci giocare solo con i tre dietro, senza far scendere i terzini e rischiare qualcosa in fase difensiva, oppure fare le scalate. I tre dietro devono essere bravi a far girare la palla”.
Quanto conta nel calcio attuale il ruolo del terzino?
“Non ce ne sono tantissimi in Italia, e questo sta alla base della cura e dell’insegnamento quando si è ancora ragazzini, ma non voglio accusare nessuno. A me piaceva Zappacosta ma sta facendo fatica al Torino”.
Che speranza ha Spalletti nel replicare la sua vecchia squadra?
“Nessuna”.
Il silenzio di Totti?
“E’ stato fuori tantissimo per infortunio, non essendo protagonista è difficile che lui parli quando non è chiamato in causa. Non lo sento da un paio di settimane, l’ho trovato sereno. Era appena rientrato, e ho chiesto come mai fosse ancora fuori. Abbiamo parlato di tutto tranne che di calcio.
Da cosa dipende il distacco dei tifosi verso la squadra?
“Dalla mancanza dei risultati. Quando crei delle aspettative poi le devi mantenere. Non essendoci un grande cambio generale in Italia, ci sono meno giocatori italiani, e non c’è più il senso di appartenenza. Quando ero ragazzo che giocavo, andare in un grande squadra come la Roma, la Juve o l’Inter era un punto di arrivo incredibile, adesso la cosa mi sembra sia andata scemando. Se vediamo nella Roma italiani ce ne sono ben pochi.
Il problema della Roma?
“Bella domanda. Quando le cose vanno male, penso che la colpa vada suddivisa per tutti, i giocatori devono assumersi delle responsabilità. Andato via l’allenatore considerato il colpevole, adesso tocca ai calciatori, Spalletti è considerato una garanzia per come lavora. E’ normale che le colpe ricadono sul tecnico. Per trovare la chiave devi cercare di rivoltare il calzino più volte. Del 4-2-3-1 non c’è più neanche il Totti di una volta”.