Non è romano, ma lo è diventato. Anche Roberto Pruzzo da Crocefieschi, come Marco Delvecchio, Dino Da Costa e Vincenzo Montella, per la Lazio è stato una sentenza: quando segnava lui, la Roma non perdeva.
Tre gol, due vittorie e un pareggio. Un gol nel derby non vale uno scudetto, ma resta dentro.
«Sono sensazioni indescrivibili. E’ vero che la mia storia con la Roma è legata ad altre vittorie, ma segnare in un derby ti fa entrare nel cuore dei tifosi dalla porta principale».
Eppure la Lazio, in quel periodo non reggeva il confronto.
«E’ vero, ma a Roma il derby è il derby. Erano partite sottotono, ma il lunedì dopo un gol alla Lazio voleva dire uscire di casa e sentirsi un idolo» .
Il derby è l’ultima occasione che ha la Roma per salvare la stagione?
«E’ l’occasione per salvare il rapporto con i tifosi. La squadra può perdere il derby, vincere tutte le altre partite e arrivare in Champions, ma arrivati a questo punto non sarebbe la stessa cosa» .
Fosse nello spogliatoio, come si avvicinerebbe alla partita?
«Rendendomi conto, assieme ai compagni, che il momento è delicatissimo e che bisogna tirare fuori gli attributi a tutti i costi, ma credo che le responsabilità più grandi le abbia la Lazio, che sta meglio fisicamente e parte favorita» .
I casi De Rossi e Borriello, poi, non aiutano.
«Non è il caso di Totti e De Rossi, ma a Roma c’è stato sempre troppo amore verso i propri giocatori. Il giocatore, a Roma, ha troppi alibi» .
Quanto può fare Montella in queste situazioni?
«Moltissimo, soprattutto in termini di entusiasmo. Non si cambia una squadra con due settimane, ma si può rimotivare, è questo il punto importante. La partita è quella giusta per risorgere, ma anche quella che può affossarti definitivamente» .