Siate affamati, siate folli!

Siate affamati, siate folli!

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«Siate affamati, siate folli». Era il 12 giugno 2005 quando il fondatore di Apple, Steve Jobs, usò queste parole alla Stanford University per spronare i più giovani a non fermarsi davanti alle difficoltà, a non porre limiti alle proprie ambizioni, a non accontentarsi mai. Allora il giovane Alessandro Florenzi, poco più che 14enne, si allenava nelle giovanili della Roma e sudava per inseguire il suo sogno: esordire in Serie A con la maglia giallorossa. Chissà se il piccolo Ale ha mai ascoltato quelle parole, ma probabilmente se Jobs fosse ancora vivo e dovesse tenere un’altra conferenza stampa, questa volta la farebbe con la maglia numero 24 sulle spalle. Perché Florenzi rappresenta tutto ciò di cui Steve parlava quel giorno: la fame, la corsa, la grinta, il cuore, il sacrificio di andare oltre i propri limiti. E poi la follia, quella follia che ti permette di provare una conclusione da 55 metri contro i marziani, i campioni di Spagna, i campioni d’Europa, i campioni di tutto.  Una pazzia che ti porta a mettere le mani in faccia e pensare: “Ma che ho fatto?!”.

FLORENZI DOPO GOL   2 Rm Barcellona

Alessandro da Vitinia è stato sempre così, non ha mai nessun cartello con la scritta STOP davanti alla sua strada, perché l’ambizione e la fame vogliono dire questo: andate avanti senza mai fermarsi. Tutto il mondo l’ha potuto ammirare, dall’Inghilterra hanno detto che «ha tirato da dietro il Colosseo», in Italia che «ha calciato da casa di sua nonna», ma di sicuro fra 50 anni tutti potremo dire ai nostri figli: “Ti ho mai raccontato di quando Florenzi ha segnato da 50 metri?”. Un semplice e sano gesto di follia, che giustifica tutto l’amore che proviamo per questo sport.

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Mettendo da parte le straordinaria gesta di Alessandro Florenzi, va fatto un applauso a tutta la squadra per la partita disputate contro i blaugrana, e in particolare per l’interpretazione mentale applicata da parte di tutti i giocatori, abili ad essere umili e tenaci, e ad adottare quel mutuo soccorso invocato qualche mese fa da Sabatini. Garcia sembra aver imparato la lezione inflitta dal Bayern Monaco un anno fa, e ora dovrà essere intelligente nel dosare l’entusiasmo dei suoi giocatori e a tenere i piedi per terra: questo pareggio vale oro, ma deve essere il punto di partenza e non di arrivo da cui ripartire nella gara contro il Sassuolo. Sulle individualità c’è ben poco da rimproverare; Manolas si è confermato una fortezza, Rudiger una bella scoperta e De Rossi la solita truppa di salvataggio. Continuo ad avere la certezza personale che Capitan Futuro sia uno dei pochi insostituibili della squadra per il lavoro tattico che compie, specie contro avversari di questo spessore. Abbiamo anche visto l’altra faccia della medaglia di Dzeko, non quella che non fa gol, ma quella che copre tutto il lavoro sporco e si trasforma nel ficcanaso che rompe sul nascere il giocattolo spagnolo.

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Ieri abbiamo assistito a una bella lezione, ma all’esame finale manca ancora tanto. Non accontentatevi, siate affamati, siate folli!

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