Queste le dichiarazioni di Tommaso Giuntella, presidente del Pd romano, ai microfoni di 1927 sui 101.5 di Centro Suono Sport, sulla questione del nuovo stadio della Roma: “Il percorso è certo, ed è quello che è iniziato con la delibera in Giunta ai primi di Settembre, che continua con ulteriori approfondimenti e l’approvazione in Regione. Ci vuole 1 anno complessivo per arrivare ai permessi e 2 anni per la costruzione, il percorso prosegue in base all’iter previsto, senza intoppi. L’intenzione della società e della Giunta è di arrivare all’apertura dell’impianto nell’estate del 2017.”
Preoccupati per l’esposto dell’associazione Labur sul falso ideologico? “No assolutamente no. A Roma purtroppo c’è un problema con la comunicazione e l’editoria, molti hanno capito che alzare la voce contro lo Stadio, permette di diventare protagonisti sui giornali, permette di avere pubblicità. La Roma ha inizialmente aperto una vera e propria consultazione per individuare l’area migliore per la costruzione dello stadio, ricevendo e ascoltando vari costruttori o proprietari di terreni a Roma, ci furono più di 100 proposte e alla fine fu scelta quella di Tor di Valle, tenendo conto di tutti i parametri previsti nel progetto. Sui giornali italiani leggo troppa superficialità su questo argomento, dietro al progetto dello Stadio giallorosso c’è un gruppo imprenditoriale molto serio, che sta rispettando tutte le regole e che ha dalla sua i migliori professionisti non solo nel settore architettonico, ma anche nel settore finanziario. C’è un grandissimo investimento, come non si vedeva da tantissimi anni, che non riguarda solo lo stadio, ma soprattutto alle opere infrastrutturali che resteranno a beneficio della città e dei romani”
“Nel progetto sono previsti dei centri sportivi – conclude Giuntella – che serviranno all’aggregazione sociale in una zona periferica, per riqualificare l’area e per permettere a tanti ragazzi di fare sport. L’interesse pubblico che è stato accordato attraverso la delibera della Giunta, consentirà al Comune di espropriare i terreni sui quali è prevista l’edificazione di parte delle opere previste dal progetto.”
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